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Retribuzione di risultato delle EQ e nuove risorse: per le Province una sfida di metodo e di sostanza

L’approvazione dell’art. 14, comma 1-bis, del d.l. 25/2025 porta con sé una novità che non riguarda soltanto i Comuni, ma direttamente anche le Province: la possibilità di vedere incrementato il Fondo e, di conseguenza, ma solo previa contrattazione integrativa, gli stanziamenti destinati alle elevate qualificazioni (EQ). Una prospettiva positiva, che però richiede di affrontare con rinnovata attenzione il tema della retribuzione di risultato.

Troppo spesso, infatti, questa componente è stata trattata come una percentuale “appesa” alla posizione, quasi un automatismo ereditato dal passato. Il CCNL del 2022 ha invece tracciato un percorso diverso e più rigoroso: la retribuzione di risultato deve rappresentare almeno il 15% del monte complessivo (posizione + risultato) delle EQ. Non si tratta di un tecnicismo, ma di un vincolo sostanziale che riporta il risultato alla sua funzione originaria: misurare e premiare l’esito, e non semplicemente “aggiungere qualcosa” alla posizione.

La gestione delle nuove risorse diventa così un banco di prova cruciale per le Province. Se cresce il fabbisogno di posizione – perché aumentano gli incarichi, le responsabilità e la complessità organizzativa – occorre ricomporre a monte l’intero quadro delle EQ, garantendo che la quota destinata al risultato non scenda mai sotto la soglia del 15%. È un’operazione che richiede metodo, calcoli precisi e soprattutto una contrattazione integrativa forte, capace di definire criteri di riparto equi e coerenti.

Gli errori da evitare sono chiari. Calcolare il 15% sulla sola posizione e poi sommare, ad esempio, porta a risultati falsati. La regola è invece quella della proporzione: se la posizione rappresenta l’85% del totale, bisogna risalire al 100% e solo da lì estrarre il 15% per il risultato. È una differenza non solo aritmetica, ma di impostazione culturale: si passa dall’idea di una percentuale da “attaccare” a quella di un sistema da disegnare in modo organico.

Il cuore della partita si gioca, oltre che sulla definizione di obiettivi chiari e precisi, anche nella contrattazione. È qui che le Province possono fissare regole chiare e lungimiranti: criteri di accesso al risultato, pesi e soglie differenziate, salvaguardie per gli incarichi che iniziano o terminano in corso d’anno, strumenti per premiare i livelli di merito. La contrattazione non deve limitarsi a prendere atto, ma diventare il luogo in cui si decide davvero come valorizzare le competenze e le responsabilità.

Con una precisazione: non spetta alla contrattazione stabilire la percentuale della retribuzione di risultato (cioè se sarà il minimo del 15% o un altro valore), ma solamente i criteri di riparto che non necessariamente devono essere correlati – come in passato – alla retribuzione di posizione.

In questo quadro, l’arrivo di risorse fresche è un’opportunità e insieme una responsabilità. Senza un metodo corretto, si rischia di sbagliare due volte: dal punto di vista giuridico-contrattuale e da quello contabile. Con un approccio coerente, invece, le Province possono utilizzare il nuovo spazio finanziario per costruire sistemi di incentivazione più equi, trasparenti e funzionali al raggiungimento degli obiettivi istituzionali.

Il messaggio è chiaro: non basta applicare una percentuale. Occorre ridisegnare un sistema che tenga insieme logica giuridica, sostenibilità contabile e responsabilità organizzativa. È qui che la retribuzione di risultato ritrova la sua ragion d’essere e che le Province possono dimostrare di saper governare al meglio la complessità delle nuove regole.