Didascalia
Introduzione La Commissione europea aprirà ufficialmente il prossimo 15 aprile i primi bandi del nuovo Work Programme 2025–2027 del programma Europa Digitale, segnando l’inizio di una fase cruciale per la transizione digitale dell’Unione. Le risorse stanziate mirano a rafforzare le capacità tecnologiche strategiche degli Stati membri, promuovere competenze digitali avanzate, sostenere l’innovazione pubblica e privata e contrastare fenomeni critici come la disinformazione. In questo scenario, anche le Province italiane possono giocare un ruolo chiave nel facilitare processi di innovazione locale e nel costruire reti territoriali capaci di attrarre e governare questi investimenti.
Tecnologie al servizio della sicurezza, dell’educazione e della verità Un primo bando – “Best Use of Technologies” – mette al centro il ruolo delle tecnologie digitali per costruire una cittadinanza informata, consapevole e protetta. Il primo topic prevede il sostegno ai Safer Internet Centres (SIC) nazionali, presìdi fondamentali per promuovere un uso sicuro e responsabile del web tra giovani, educatori e famiglie, con servizi di consulenza, segnalazione e intervento sui rischi online. Si tratta di strutture chiave anche per la protezione dei minori vulnerabili, in particolare quelli con disabilità o provenienti da contesti svantaggiati. Il secondo topic finanzia invece lo sviluppo di una rete europea di fact-checkers in collaborazione con l’Osservatorio europeo dei media digitali (EDMO), per monitorare e contrastare attivamente la disinformazione. Entrambe le azioni si inseriscono nel disegno di un’Europa più resiliente dal punto di vista informativo e sociale.
Accademie settoriali per competenze digitali avanzate Uno degli assi più interessanti del programma riguarda la creazione di tre nuove Digital Skills Academies settoriali. Queste accademie sono pensate per formare studenti, specialisti e pubblici decisori su tecnologie ad alto potenziale trasformativo. La prima è dedicata all’intelligenza artificiale generativa (GenAI), in linea con il recente pacchetto AI europeo, e sarà strettamente integrata con le cosiddette “fabbriche di IA” (AI Factories). La seconda si focalizza sui mondi virtuali, come realtà estesa, 3D e gemelli digitali, in risposta alla crescente domanda di competenze per la progettazione di ambienti immersivi e interattivi. La terza è la Quantum Skills Digital Academy, il primo polo formativo europeo sulle tecnologie quantistiche, cruciale per preparare nuovi esperti in un ambito destinato a rivoluzionare l’informatica, la sicurezza e la scienza dei dati. Le tre accademie rappresentano un investimento strategico sul capitale umano, con forti ricadute su territori capaci di connettere formazione, impresa e pubblica amministrazione.
AI Continent: l’intelligenza artificiale come infrastruttura dell’Europa digitale Un altro bando di interesse, dal titolo evocativo “AI Continent”, è probabilmente il più strutturato e trasversale. Comprende cinque linee d’azione:
Consigli per l’uso: giocare d’anticipo e diventare protagonisti 📌 1. Anticipare i tempi: costruire le alleanze prima Molti bandi richiedono partenariati forti e multisettoriali. Le Province possono svolgere un ruolo chiave attivando "pre-coalizioni territoriali", cioè reti locali già orientate a partecipare: università, scuole tecniche, aziende ICT, terzo settore, servizi sociali, enti del lavoro. Meglio partire con un tavolo ristretto che espandere in corsa un partenariato fragile. 📌 2. Usare i bandi per valorizzare “nodi deboli” del sistema locale Non candidarsi solo dove si è già forti: valutare i bandi come leva per rafforzare settori trascurati (formazione digitale nei CPI, servizi PA a bassa digitalizzazione, territori rurali senza EDIH, ecc.). Il valore aggiunto del progetto può emergere proprio dove oggi c’è un gap. 📌 3. Sperimentare micro-progetti locali in vista della candidatura Invece di aspettare il progetto europeo, è utile testare in piccolo l’idea progettuale a livello territoriale: un laboratorio scolastico sull’IA, una mappatura dei fabbisogni digitali delle imprese locali, un gemello digitale di un edificio pubblico. Anche con fondi ordinari, si può produrre “evidenze” utili per la candidatura europea. 📌 4. Investire in “pre-progettazione digitale” Molti progetti europei falliscono nella fase di candidatura perché non c’è tempo (o competenza) per costruirli bene. È utile creare un piccolo team digitale trasversale (urbanistica, formazione, servizi alla persona) che lavori con metodo su bandi europei. Anche 2 persone coordinate bene possono fare la differenza. 📌 5. Integrare la progettazione digitale con quella ambientale e sociale Nei bandi UE, chi riesce a integrare digitale e sostenibilità ha più possibilità di successo. Un progetto digitale sulla PA è più competitivo se contribuisce anche a ridurre la CO₂ o a migliorare l’accessibilità per i cittadini fragili. Bisogna lavorare sempre con una logica sistemica e non settoriale. 📌 6. Partecipare come partner, non solo come capofila Anche se non si ha la ‘struttura’ per fare da leader, ci si può posizionare come partner strategico, portando il valore del territorio: casi d’uso pubblici, dati, esperienze di governance multilivello. Inserirsi in proposte già pronte è spesso la strada più efficace per “entrare nel gioco”. 📌 7. Costruire una tua “libreria” di progetti candidabili Molti bandi hanno scadenze ravvicinate: preparare una scorta di progetti in stato avanzato, anche solo a livello di concept note; avere alcune idee semi-pronte permette di rispondere con velocità a nuove call e di essere partner più affidabile.