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Intelligenza Artificiale e PA: il punto dopo le vacanze!

Negli ultimi mesi l’uso dell’IA nella Pubblica Amministrazione (PA) sta passando dalla fase della progettazione ai “test” delle prime applicazioni operative.

Se il quadro normativo europeo è stabile (AI Act sta lentamente entrando in applicazione secondo gli step previsti dall'art. 113), l'Italia è ancora indietro sulle principali scadenze. In particolare:

  • è ancora fermo al Senato il d.d.l. 1146/24 che dovrebbe recepire l'AI Act e definire le previste Autorità, step fondamentale per le principali azioni di governance dell'AI;
  • sono ancora sotto processo di approvazione le Linee Guida AgID in materia di adozione dell'intelligenza artificiale nelle Pubbliche Amministrazioni.

Sulle Linee Guida, in Conferenza Unificata, è stato inviato il contributo ANCI-UPI, che condividendo l'approccio generale, si focalizza in particolare sulle seguenti raccomandazioni:

  1. Formazione sull’AI: È essenziale garantire la formazione preventiva e continua del personale che utilizza sistemi di AI. La formazione deve assicurare un uso consapevole, sicuro e conforme ai principi europei di AI antropocentrica e affidabile.

  2. Gestione e qualità dei dati: La qualità dei dati è fondamentale per sistemi di AI affidabili. Si raccomanda una governance condivisa dei dati a livello territoriale tra Comuni, Province e Città metropolitane, per valorizzare le specificità locali e superare le asimmetrie informative.

  3. Aggregazione degli enti locali per supportare un'adozione efficace dell'AI: Si promuove un approccio collaborativo tra enti locali, università, imprese e PA per sperimentare soluzioni basate sull’AI. Gli enti locali possono costituire hub e comunità di pratica per condividere dati, conoscenze e strategie, favorendo economie di scala e un patrimonio informativo pubblico integrato.

Alcuni commenti su questi punti fondamentali.

 

Formazione sull'AI

Formazione, croce e delizia per tutte le organizzazioni sia pubbliche che private, è il punto fondamentale che ormai viene dato per scontato. Non esiste regolamento europeo che non abbia tra i suoi adempimenti la formazione del personale (GDPR, NIS2, Data Act, AI Act,...).

Il principio è chiaro: “Chiunque utilizzi l’intelligenza artificiale (ma possiamo cambiare in chiunque tratti dati personali, chiunque utilizzi strumenti digitali), in ambito lavorativo o professionale, deve essere formato” poiché l’uso di questi strumenti, spesso integrati in processi decisionali o operativi, comporta rischi potenziali per la sicurezza, i diritti fondamentali e la trasparenza dei processi. 

Ma è la sua applicazione che spesso è complessa: per problemi di fondi, di tempo (il personale spesso è poco e non può certo perdere tempo a seguire corsi), di competenze di base, di interesse personale del dipendente stesso e, volenti o nolenti, dall'età anagrafica. La formazione deve cambiare pelle per poter essere efficace. È necessario trasformare la "formazione" in "formazione manuale", passare da "stare seduti ad ascoltare" a "interaggire e fare insieme". Specie sull'AI l'approccio pratico è necessario. La formazione deve consentire di comprendere, con esempi chiari e on the job, come e se utilizzare i risultati dell'AI, per evitare di prendere decisioni superficiali se non spesso addirittura errate o pericolose.

 

Gestione e qualità dei dati

Come si diceva un tempo, tra gli addetti IT, c'è una norma ISO per tutto, anche per spegnere un interruttore. Il 4 giugno 2025 è stata pubblicata la UNI CEI CEN/CLC/TR 18115:2025 - Governance dei dati e qualità per l’Intelligenza Artificiale nel contesto europeo, ovvero un report tecnico che offre una panoramica sugli standard connessi all'Intelligenza Artificiale, con un focus sui dati e sui cicli di vita dei dati e, soprattutto, sulla loro qualità. Infatti, senza dati di qualità, anche i sistemi più avanzati producono risultati inaffidabili e potenzialmente pericolosi. 

La Pubblica Amministrazione è da sempre detentrice di un patrimonio informativo tra i più vasti e peggio gestiti. è sempre più importante che la formazione sia anche formazione sulla gestione in qualità dei dati, mediante un approccio sistematico alla gestione documentale.

 

Aggregazione degli enti locali

Il punto 3, in realtà quello a mio parere più importante e spesso dimenticato, mette bene in evidenza un'esigenza fondamentale degli enti locali nella gestione dell'AI: l'aggregazione. L'aggregazione è fondamentale per l'adozione efficace dell'AI, poiché consente di creare un ecosistema collaborativo tra Comuni, Province e Città metropolitane. Questo approccio favorisce:

  • Condivisione di dati e conoscenze: Gli enti locali possono collaborare per raccogliere, elaborare e condividere dati di qualità, superando le asimmetrie informative e valorizzando le specificità territoriali.

  • Economie di scala: La collaborazione inter-territoriale permette di ottimizzare risorse e ridurre i costi, rendendo l'adozione dell'IA più sostenibile.

  • Sperimentazione e innovazione: Attraverso hub provinciali e metropolitani e comunità di pratica, gli enti locali possono avviare sperimentazioni e sviluppare casi d’uso riutilizzabili, favorendo l'innovazione tecnologica.

  • Interoperabilità e integrazione: L'aggregazione facilita l'interconnessione tra amministrazioni locali, regionali, nazionali ed europee, contribuendo alla creazione di un patrimonio informativo pubblico integrato.

In sintesi, l'aggregazione degli enti locali promuove un utilizzo più consapevole e appropriato dell'IA, garantendo trasparenza, autonomia tecnologica e sostenibilità economica.

Proprio in questa ottica potrebbe essere interessante la call della Commissione Europea nell'ambito  del programma europeo "Digital", con scadenza al 2 ottobre 2025, e una dotazione finanziaria complessiva di 55 milioni di euro, per promuovere l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa all'interno della pubblica amministrazione. Le proposte devono essere generalmente presentate da aggregazioni di almeno tre soggetti, con carattere transnazionale, e possono arrivare a beneficiare di contributi a fondo perduto compresi tra il 50% e il 100% delle spese ammissibili.

Scopo della call è accelerare l'adozione di soluzioni di intelligenza artificiale generativa scalabili e replicabili nelle pubbliche amministrazioni, supportando fino a quattro progetti pilota. Ogni progetto pilota comprenderà uno o più casi d'uso in cui le soluzioni saranno sviluppate e applicate nelle pubbliche amministrazioni dei paesi coinvolti.

 

Come procede l'AI nella PA?

Notizia di questi giorni, è stato stipulato un protocollo d’intesa per l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale (IA) a supporto delle Stazioni Appaltanti, secondo le previsione dell'art. 30 del Codice degli Appalti (d. lgs. 36/2023). La convenzione è firmata dal Ministero Infrastrutture e Trasporti, dal Segretariato Generale della Giustizia Amministrativa, da ITACA (Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale) con l’adesione di
Invitalia e IFEL in qualità di partner di progetto.

Il progetto prevede la valorizzazione, tramite strumenti di AI, della giurisprudenza amministrativa in materia di contratti pubblici, con particolare riferimento ai dati pubblicati sul portale della Giustizia amministrativa (OpenGA). I punti forti di questa sperimentazione sono:

  • estrazione e la strutturazione di dati tratti da sentenze e pareri pubblicati;
  • integrazione nella piattaforma DigitApp e creazione di strumenti semplificati (mediante il supporto dell'AI) per la consultazione, ricerca e supporto alle decisioni;
  • interoperabili e condivisione attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).