1. Introduzione
La politica di coesione rappresenta da oltre trent’anni il principale strumento dell’Unione Europea per ridurre le disparità territoriali, promuovere uno sviluppo armonico tra le regioni e rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale.
Con la fine della programmazione 2021–2027all'orizzonte, è già iniziato il confronto tra Istituzioni europee, Stati membri, autorità regionali e locali sul futuro della coesione per il periodo 2028–2034.
In questo contesto, il Comitato europeo delle Regioni (CdR) ha adottato un parere ufficiale per esprimere una posizione sulla futura architettura della politica di coesione.
Il documento, frutto di un processo di ascolto e confronto con le realtà territoriali, riafferma la necessità di preservare l’approccio territoriale, partecipativo e multilivello che ha sempre caratterizzato questa politica, mettendo in guardia da un possibile eccesso di centralizzazione e condizionamento.
A seguire, si intende offrire una lettura ragionata di questo parere, individuandone i contenuti chiave, i principali nodi del dibattito in corso e le prospettive che si aprono per il ruolo delle Province italiane nel futuro della coesione europea.
2. I principali contenuti del parere
Il Comitato delle Regioni riconosce il valore di un legame sempre più stretto tra investimenti europei e riforme strutturali, ma mette in guardia da un possibile squilibrio nella governance.
La principale preoccupazione riguarda l’introduzione di piani nazionali unificati, che rischierebbero di accorpare strumenti di programmazione e finanziamento in un’unica logica centralizzata.
Secondo il CdR, questo approccio potrebbe compromettere l’efficacia delle politiche di coesione, che per loro natura devono essere differenziate, adattabili e vicine ai bisogni reali dei territori.
Il parere evidenzia come il successo della politica di coesione sia strettamente legato alla sua dimensione territoriale e alla partecipazione diretta delle autorità locali e regionali.
Per questo, il CdR chiede che la prossima programmazione continui a prevedere programmi regionali autonomi, capaci di intercettare e rispondere in modo mirato alle sfide locali.
I territori, infatti, sono in prima linea nella gestione delle transizioni digitale, ecologica e sociale, e necessitano di strumenti flessibili e coerenti per pianificare e realizzare politiche di sviluppo integrate.
In questo quadro, il CdR sottolinea anche l'importanza di riformare il Semestre europeo, rendendolo più sensibile alle dinamiche territoriali e meno focalizzato esclusivamente sulla dimensione macroeconomica nazionale. Viene proposta l'introduzione di una programmazione pluriennale delle riforme, costruita in dialogo con i livelli subnazionali e ancorata ai principi del partenariato e della sussidiarietà.
Infine, il CdR invita a usare con prudenza il meccanismo delle condizioni abilitanti, che potrebbe rappresentare uno strumento utile per garantire coerenza tra investimenti e riforme, ma solo se le riforme selezionate sono chiaramente connesse alle sfide dei territori e se i processi decisionali sono inclusivi. In ogni caso, il parere respinge il ricorso ad un metodo eccessivamente rigido con il rischio che l’accesso ai fondi sia subordinato al rispetto di vincoli di bilancio o di riforme poco realistiche.
3. I principali temi di dibattito sulla nuova programmazione
Il confronto sul futuro della politica di coesione si colloca in una fase strategica per l’Unione Europea, in cui si intrecciano diversi livelli di discussione: la revisione del quadro finanziario pluriennale, la riforma della governance economica, il rilancio delle politiche industriali e la necessità di risposte territoriali alle grandi transizioni in corso.
In questo scenario, emergono alcune questioni chiave che influenzeranno profondamente la prossima generazione di programmi europei.
In primo luogo, è aperto il confronto sull’equilibrio tra semplificazione e responsabilità. Le richieste di semplificazione procedurale da parte dei beneficiari e degli enti gestori sono condivise da tutti gli attori, ma esiste il rischio che una semplificazione mal progettata riduca gli spazi di manovra dei territori, accentrando competenze a livello nazionale. Il CdR sottolinea l’importanza di una semplificazione intelligente, che alleggerisca i processi senza sacrificare la qualità della progettazione territoriale.
Altro nodo cruciale è la relazione tra la politica di coesione e la governance macroeconomica, in particolare con la valorizzazione e rivisitazione di strumenti quali del Patto di stabilità e crescita e il nuovo assetto del Semestre europeo.
Il rischio paventato dal CdR è che i fondi della coesione possano essere vincolati a priorità di bilancio nazionale o a riforme non condivise con le regioni, compromettendo il carattere solidaristico e redistributivo di questi strumenti.
In questa prospettiva, viene ribadita l'esigenza di tenere separati i binari della politica economica e di quella territoriale, pur mantenendo coerenza strategica e complementarietà.
Un altro tema centrale riguarda il rafforzamento dell’approccio place-based: la capacità della politica di coesione di adattarsi alle diverse caratteristiche sociali, ambientali, economiche e istituzionali dei territori. Il CdR chiede che tale approccio venga ulteriormente potenziato, anche attraverso il sostegno alle capacità amministrative locali, il rafforzamento del partenariato e il coinvolgimento degli attori locali nella definizione delle priorità.
Infine, il dibattito sulla politica di coesione post-2027 si intreccia con la riflessione sul ruolo strategico degli enti locali nella nuova architettura europea: non solo come soggetti attuatori, ma come protagonisti delle politiche di sviluppo e co-ideatori delle riforme. Questa prospettiva implica il riconoscimento formale del ruolo delle Province, delle Regioni e dei Comuni nella governance multilivello europea, e il rafforzamento della loro capacità di dialogo con le istituzioni UE.
4. Conclusioni e prospettive
Il parere del Comitato delle Regioni lancia un messaggio chiaro: la politica di coesione deve restare una politica per i territori, costruita con i territori. In un momento storico in cui l’Unione è chiamata a rafforzare la propria resilienza, accelerare le transizioni verde e digitale e promuovere inclusione e coesione sociale, è più che mai necessario valorizzare il ruolo delle autorità locali e regionali nella definizione e nell’attuazione delle strategie di sviluppo.
Per le Province italiane, questa fase di ripensamento rappresenta un’occasione cruciale per riaffermare la propria centralità nella governance multilivello e nel disegno delle politiche pubbliche europee. A partire dalla partecipazione attiva al dibattito in corso, anche attraverso la piattaforma PI-Co, le Province possono contribuire a definire una politica di coesione più semplice, efficace, inclusiva e capace di valorizzare le specificità dei territori.
Nei prossimi mesi, il confronto sulla programmazione post-2027 proseguirà con ulteriori momenti di consultazione e posizionamento. È essenziale che le istanze territoriali trovino spazio nelle sedi europee, nazionali e regionali e siano parte integrante della costruzione dell’Europa dei prossimi anni: un’Europa più vicina, più giusta, più coesa.