Didascalia
Introduzione
Nel giugno 2025 la Commissione Europea ha pubblicato la nuova Relazione sullo Stato del Decennio Digitale, il documento che valuta l'andamento dell'UE nel cammino verso gli obiettivi della Bussola Digitale 2030.
Questo report rappresenta molto più di una fotografia tecnica: è un richiamo politico forte, quasi un allarme, sull'urgenza di imprimere una svolta nei settori strategici che dovrebbero traghettare l'Europa verso una piena sovranità tecnologica, una maggiore inclusione sociale e una competitività realmente sostenibile. I quattro assi su cui si concentra l'analisi sono le infrastrutture digitali, le competenze digitali, la digitalizzazione delle imprese e i servizi pubblici digitali. Ciascuno di questi ambiti è fortemente interconnesso con le politiche territoriali e richiede un ruolo attivo da parte degli enti locali. Questo articolo vuole offrire una lettura approfondita dei contenuti della Relazione 2025, evidenziando le opportunità e le responsabilità che chiamano in causa anche il sistema delle autonomie locali italiane.
Infrastrutture digitali: la base di una trasformazione ancora incompleta
L'accesso a reti digitali moderne e capillari è il presupposto minimo per garantire l'inclusione territoriale e l'equilibrio competitivo tra le diverse aree dell'UE. Tuttavia, secondo la Relazione, la diffusione delle reti in fibra ottica copre solo il 56% delle famiglie europee, mentre la rete 5G copre in media l'81% della popolazione, con un preoccupante calo al 51% nelle aree rurali. Il dato più critico riguarda le famiglie rurali: il 55% non ha accesso ad alcuna rete avanzata, e un 9% resta addirittura fuori da qualsiasi rete fissa. In Italia queste disuguaglianze si riflettono in modo ancora più marcato tra i grandi centri urbani e le province interne, montane, appenniniche o marginali. Il rischio è quello di una transizione digitale che approfondisce il divario territoriale anziché colmarlo. La Commissione stima necessari investimenti pubblici e privati per almeno 200 miliardi di euro su scala europea. In questo scenario, i sistemi territoriali non possono limitarsi a fare da spettatori: hanno il compito di mappare i fabbisogni, attivare partenariati locali e partecipare attivamente alla costruzione di infrastrutture digitali che rispettino criteri di equità, sostenibilità e resilienza.
Competenze digitali: il cuore culturale della trasformazione
Il secondo asse della strategia riguarda le competenze digitali, considerate dalla Commissione non solo un obiettivo, ma una condizione abilitante per ogni altro progresso tecnologico. Solo il 55,6% dei cittadini europei possiede competenze digitali di base, mentre la disponibilità di specialisti ICT rimane bassa e caratterizzata da un forte divario di genere. In Italia la situazione è ancor più critica, con una popolazione adulta spesso priva delle skill minime per accedere ai servizi digitali e con un sistema educativo che fatica ad aggiornarsi rispetto alla velocità dell'innovazione. La carenza di competenze non riguarda solo le persone, ma anche gli enti pubblici e le imprese, soprattutto di piccole dimensioni. Per questo la Commissione ha lanciato un pacchetto di investimenti da 1,3 miliardi di euro nel triennio 2025-2027, finalizzato a rafforzare la formazione in intelligenza artificiale, cybersicurezza e competenze digitali trasversali. Anche qui, gli Enti locali possono giocare un ruolo decisivo: dalla promozione di percorsi formativi professionalizzanti, alla progettazione di iniziative inclusive per colmare il digital divide intergenerazionale e di genere, fino alla valorizzazione delle reti scolastiche e dei centri per l'impiego. Il vero cambiamento passa dalle persone, e passa dai territori.
Digitalizzazione delle imprese: innovare senza lasciare indietro nessuno
Non può esserci crescita digitale senza un sistema imprenditoriale pronto a innovare. Secondo la Relazione, solo il 54% delle PMI europee ha raggiunto un livello base di intensità digitale, contro un obiettivo del 90% previsto per il 2030. Sebbene stia crescendo l'adozione di tecnologie come intelligenza artificiale, cloud e big data, la trasformazione rimane ancora troppo lenta, soprattutto tra le microimprese e nei contesti meno urbanizzati. La Commissione auspica un raddoppio degli "unicorni" europei entro il 2030, e sollecita azioni mirate per facilitare l'accesso al capitale di rischio, semplificare le normative e creare ecosistemi favorevoli alla nascita e crescita di startup. Per il tessuto produttivo italiano, fatto in gran parte da PMI localizzate, la sfida è doppia: da un lato restare competitive in un mercato globale sempre più digitale, dall'altro trovare risorse, competenze e infrastrutture per innovare. In questo scenario, i territori possono agire come piattaforme di accompagnamento, facilitatori di reti d'impresa, promotori di hub digitali territoriali. Solo attraverso un coinvolgimento diretto dei livelli intermedi dell'amministrazione si può evitare che la digitalizzazione diventi un privilegio per pochi e non un motore di sviluppo per tutti.
Servizi pubblici digitali: una sovranità ancora da costruire
La digitalizzazione dei servizi pubblici è forse l'ambito in cui si è registrato il maggior numero di interventi negli ultimi anni, anche grazie alla spinta del PNRR. Tuttavia, la Relazione 2025 mette in luce come molte infrastrutture pubbliche digitali restino ancora legate a fornitori esterni all'UE, con implicazioni serie in termini di sicurezza dei dati e sovranità tecnologica. Inoltre, resta ampia la distanza tra cittadini e amministrazione: la diffusione delle identità digitali, delle cartelle cliniche elettroniche e dei servizi pubblici online non è ancora omogenea, né pienamente interoperabile tra i diversi sistemi nazionali. Per l'Italia, questo si traduce in uno scenario frammentato, dove la digitalizzazione avanza ma in modo diseguale, spesso più formale che sostanziale. Si tratta di mettere in moto in meccanismo ancora più virtuoso per garantire che i servizi digitali siano realmente accessibili, semplici, sicuri. Attraverso azioni di coordinamento, supporto tecnico e sperimentazione di soluzioni interoperabili, il sistema provinciale può contribuire a costruire una pubblica amministrazione digitale che sia davvero al servizio del cittadino, e non solo della rendicontazione.
Conclusione: le sfide del futuro digitale dell'Europa
La Relazione sullo Stato del Decennio Digitale 2025 è un documento che interpella direttamente i territori. I quattro assi individuati dalla Commissione non possono essere affrontati solo a livello nazionale o sovranazionale: richiedono un protagonismo attivo degli attori locali, e in particolare delle province, che rappresentano un nodo strategico tra le politiche europee e le realtà locali. Per l'Italia, questo significa riconoscere il valore delle autonomie intermedie come luoghi di progettazione, sperimentazione, accompagnamento. Significa anche dotare le province di strumenti adeguati per agire: competenze, risorse, governance multilivello. La transizione digitale non è un fatto tecnico, è una questione democratica. E come tale deve essere governata con coraggio, visione e responsabilità. Se vogliamo che il 2030 sia davvero il traguardo di un'Europa digitale, inclusiva e sovrana, serve imprimere un’accelerazione importante.