Per le Amministrazioni provinciali l’autunno 2025 non è una semplice ripartenza dopo la pausa estiva. È la stagione in cui quattro processi si intrecciano e chiedono decisioni coerenti: incremento del fondo delle risorse decentrate grazie al Decreto PA, costituzione formale del fondo 2025, contrattazione integrativa e aggiornamento del Piano triennale dei fabbisogni (PTFP) all’interno del PIAO. Il rischio è lavorare “a silos”, perdendo efficienza e spazio assunzionale; l’opportunità è mettere a sistema leve premianti e politiche del personale, con effetti tangibili su clima interno e qualità dei servizi.
1) Cosa cambia con il Decreto PA La novella consente a Province e Città metropolitane di rafforzare la componente stabile del fondo in deroga al tetto 2016, a condizione di rispettare i vincoli di finanza pubblica. È una leva potente ma irreversibile: una volta deliberato, l’aumento si consolida negli anni. La Nota della Ragioneria generale dello Stato del 27 giugno 2025 ha definito perimetro applicativo, metodo di calcolo e cautele. Per le Province questo significa poter investire stabilmente su differenziali stipendiali, istituti ex art. 80 del CCNL e misure di welfare, rafforzando la leva premiale e l’attrattività organizzativa. Non è possibile destinare direttamente la nuova quota alle Elevate Qualificazioni, ma si può agire con il “doppio passaggio”: incremento del fondo stabile tramite Decreto PA e, in sede di CCI, rimodulazione della parte soggetta a tetto per liberare spazio, nel limite, sulle indennità degli apicali.
2) Prima regola: sostenibilità e trasparenza dei numeri Ogni scelta passa da una verifica puntuale della sostenibilità nel bilancio pluriennale, con asseverazione del Revisore, e dal controllo degli spazi assunzionali. Qui sta il punto: l’aumento stabile del fondo migliora gli strumenti di gestione del personale ma incide direttamente sul rapporto di sostenibilità della spesa, assorbendo una quota di capacità assunzionale. La conseguenza è che il PTFP/PIAO va aggiornato in parallelo, costruendo scenari alternativi: aumento pieno da subito; incremento graduale su due-tre anni; mix tra leva fondo e nuove assunzioni, anche mediante mobilità e progressioni verticali. Quando il rapporto spesa/entrate dell’ente è vicino ai valori soglia, la prudenza è d’obbligo: serve un cronoprogramma che governi tempi di assunzioni e cessazioni, per salvaguardare equilibri e obiettivi di servizio.
3) Atto di costituzione del fondo: perché è il perno operativo L’atto di costituzione del fondo 2025 resta un provvedimento dirigenziale, da comunicare a RSU e OO.SS. come informazione, non come negoziazione. È il documento che abilita la contrattazione economica dell’anno. Deve ricostruire la storia del fondo (parti stabile e variabile, eventuali decurtazioni), quantificare l’incremento 2025 se deliberato, e attestare la compatibilità con i limiti di spesa. Per gli enti soggetti alla disciplina degli spazi assunzionali, è anche il luogo in cui si consolida la verifica della dotazione a tempo indeterminato e l’eventuale adeguamento del limite rispetto al 31.12.2018.
4) Contrattazione integrativa: il dossier che fa la differenza Se l’ente attiva la leva del Decreto PA, la contrattazione diventa il passaggio cruciale. Avviare il Tavolo con un dossier chiaro accelera i tempi e riduce contenziosi: esposizione dell’atto di costituzione; quadro aggiornato dei vincoli; proposta di riparto sugli istituti (art. 80 CCNL) con attenzione a performance e servizi; indicazioni su nuove progressioni e/o welfare; eventuale accordo per sostenere le EQ tramite la rimodulazione della parte soggetta a tetto. Il percorso si chiude con relazioni illustrativa e tecnico-finanziaria, certificazione del Revisore, autorizzazione, stipula e invio ad ARAN e CNEL. Tempestività e coerenza documentale sono determinanti per rendere esigibili gli istituti entro l’esercizio.
5) Una sequenza di lavoro pragmatica Non esiste un’unica ricetta, ma una sequenza può aiutare: a) fotografia di capienza di bilancio e limiti alla spesa di personale; b) bozza di PTFP 2026-2028 con scenari e impatti su DUP e bilancio; c) linee di indirizzo della Giunta alla Delegazione Trattante, inclusive dell’eventuale uso della leva del Decreto PA e degli incrementi discrezionali della parte variabile; d) costituzione formale del fondo; e) Tavolo di contrattazione con calendario; f) chiusura tecnica (relazioni, certificazione, delibera, stipula, trasmissioni). Per gli enti prossimi ai valori soglia, utile pianificare incrementi graduali del fondo e concentrare le assunzioni nei momenti in cui la dinamica delle entrate consente margini.
6) Rischi da evitare e fattori abilitanti Tre rischi: considerare l’incremento del fondo come “spesa libera”; confondere i piani (fondo, CCI, PTFP) moltiplicando atti e tempi; sottovalutare i passaggi con il Revisore. Tre fattori abilitanti: numeri trasparenti e condivisibili, un dossier di Tavolo che anticipa le criticità, un cronoprogramma che lega scelte contrattuali e assunzioni. Così la Provincia può trasformare una norma di finanza pubblica in un progetto organizzativo: più merito, strumenti di welfare credibili, attrazione e retention di competenze.
Conclusione Il 2025 offre alle Province l’opportunità di ripensare il rapporto tra leva contrattuale e politiche del personale. Chi integra scelte e documenti – bilancio, fondo, CCI, PTFP – governa la complessità e massimizza il valore pubblico generato. L’importante è tenere insieme visione e disciplina operativa: la prima indica la direzione (servizi migliori, organizzazioni più solide), la seconda garantisce sostenibilità e tempi certi. È questo l’equilibrio che, da settembre, farà la differenza