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Open data driver di trasparenza e innovazione

Nel 2025, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (PA) e la gestione del patrimonio informativo pubblico non è più solo una questione di efficienza: è la leva fondamentale per la trasparenza, la partecipazione civica e l’innovazione. Al centro di questa trasformazione ci sono, anche e soprattutto, gli Open Data — dati pubblici accessibili, riutilizzabili e liberamente consultabili da chiunque.

Ma cosa sono davvero gli Open Data? E perché sono fondamentali in questa fase di transizione al digitale?

Open Data: una definizione semplice

Gli Open Data sono informazioni raccolte dalla PA e messe a disposizione del pubblico, in formato aperto e liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni d'uso, riutilizzo o ridistribuzione. Non parliamo di documenti chiusi o PDF statici, e neanche (orrore!) di documenti scansionati, ma di dataset strutturati che possono essere analizzati, visualizzati, integrati in app e utilizzati per creare nuovi servizi.

In pratica, è come se la PA aprisse i suoi archivi e dicesse: “Ecco i dati, usateli per capire, controllare, innovare”. E soprattutto “innovare” è la chiave di volta.

Dietro agli Open Data c’è una filosofia chiara: se i dati sono pubblici, devono essere accessibili. Questo principio, che è semplice ma rivoluzionario al tempo stesso, trova la sua base giuridica nella normativa unionale e nazionale. Ma quali sono i vantaggi per i cittadini di avere a disposizione open data invece che documenti? I vantaggi sono concreti:

  • Più trasparenza e fiducia nelle istituzioni
  • Maggiore controllo civico sull’uso delle risorse
  • Supporto alla ricerca e al giornalismo investigativo
  • Stimolo all’innovazione digitale

Cominciamo ad analizzare i primi tre aspetti,

Open data e trasparenza amministrativa

L’art. 1, comma 1 del d. lgs 33/2013 recita: “la trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche”.

Il vecchio paradigma della trasparenza era incentrato sulla pubblicazione di documenti e informazioni sulla sezione del sito istituzionale denominata “Amministrazione Trasparente”. Nel 2013, mettere a disposizione di  cittadini ed imprese una sezione del sito istituzionale che fosse standard nella forma e nei contenuti, era considerata un’evoluzione del rapporto tra PA e Cittadini. Se un cittadino aveva bisogno di un'informazione relativa a come fosse strutturato il proprio comune, quale ufficio contattare per svolgere una determinata pratica o anche conoscere il programma degli acquisti e quali gare sarebbero state bandite nell'anno, sapeva che tutte le PA hanno obbligo di pubblicare queste informazioni su "Amministrazione trasparente" nella relativa sezione. Ma le informazioni in questo modo erano parcellizzate, non disponibili in formato standard se non in casi particolari, e non sempre facilmente riutilizzabili.

Se fosse necessario svolgere una comparazione tra più Amministrazioni su una specifica tematica, ad esempio gli appalti, l'utilizzo dei dati messi a disposizione su Amministrazione trasparente (per tipologia di formato, informazioni contenute e modalità di pubblicazione), questa non sarebbe facilmente eseguibile in modo automatizzato.

Gli open data, invece, sono a tutti gli effetti lo strumento più efficace ed efficiente con cui poter esercitare questo controllo. Avere a disposizione un dataset strutturato e accessibile consente di poter automatizzare le attività e di confrontare in modo semplice una moltitudine di Amministrazioni. Pensiamo, ad esempio, a quelle associazioni che, grazie agli open data, segnalano ritardi nei lavori pubblici o nella gestione dei fondi del PNRR, forniscono mappe interattive di come vengono utilizzate le risorse pubbliche, oppure forniscono informazioni sui lavori parlamentari.

Pensiamo inoltre a come sono strutturate le “nuove banche dati” di interesse nazionale, come ad esempio la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici di ANAC, che rilascia in formato open data le principali informazioni gestite relative alle procedure di gara. Oppure i dati relativi alla gestione degli interventi del PNRR (ad esempio da Italia Domani) o dei fondi di coesione (messi a disposizione dalla Ragioneria Generale dello Stato), come anche i dati relativi al mondo della scuola (open data del Ministero Istruzione e del Merito).

Gli open data possono rappresentare quindi la principale fonte di dati certificati che consente un vero monitoraggio costante e aggiornato delle attività della PA, a condizione che tutte le PA si pongano come obiettivo una effettiva governance del dato. Infatti, per fare trasparenza non basta caricare un file: serve una strategia di pubblicazione e una cultura del dato. 

Come si pubblicano i dati aperti?

Per essere davvero “open”, i dati devono rispettare alcuni criteri:

  • Formato aperto (CSV, JSON, XML…)
  • Accessibilità tecnica (leggibili da software)
  • Licenza libera (es. CC-BY)
  • Aggiornamento regolare
  • Documentazione chiara (metadati, descrizione)

Il punto di riferimento nazionale è il portale dati.gov.it, gestito da AgID. Qui è possibile trovare:

  • Dataset tematici (ambiente, salute, trasporti…)
  • Cataloghi regionali e comunali
  • API per sviluppatori
  • Progetti e casi d’uso

Nel 2025, l’Italia ha migliorato il suo rating nell’Open Data Maturity Report europeo, grazie alla qualità dei dati pubblicati.

Cultura del dato: la vera sfida

La trasparenza non è solo tecnica: è anche culturale. Per questo, AgID, università, enti pubblici e associazioni promuovono corsi e webinar sull’uso degli open data. L’obiettivo? Formare cittadini e funzionari capaci di leggere, interpretare e usare i dati.

Gli Open Data sono una risorsa strategica per rendere la PA più trasparente, efficiente e vicina ai cittadini. Perché in fondo, un dato aperto è un ponte tra chi governa e chi partecipa.