Didascalia
Introduzione Nel suo discorso di bilancio sui primi cento giorni del secondo mandato, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha tracciato una linea di demarcazione tra il passato e il presente, delineando la nuova postura dell’Unione europea in un contesto geopolitico in rapida e profonda trasformazione. Il suo intervento ha toccato i temi più sensibili e cruciali del momento: dalla sicurezza alla ridefinizione dei rapporti transatlantici, dalla costruzione di nuove alleanze globali al rafforzamento dell'autonomia strategica dell’Europa. Il discorso di von der Leyen segna un passaggio fondamentale, non solo per l’impostazione delle grandi strategie dell’Unione, ma anche per i territori che costituiscono l’ossatura istituzionale del progetto europeo. La sfida è duplice: da un lato, contribuire al rafforzamento della dimensione europea della governance multilivello; dall’altro, fare in modo che l’Europa continui ad essere un motore di coesione territoriale e innovazione diffusa.
1. Difendere i valori europei sotto pressione Ursula von der Leyen ha aperto la sua conferenza stampa con un richiamo ai valori fondamentali dell’Unione – democrazia, libertà, stato di diritto – oggi sottoposti a pressioni crescenti. In un clima internazionale segnato da polarizzazione politica, conflitti armati e logiche transazionali che indeboliscono accordi e principi un tempo consolidati, la Presidente ha delineato un’Europa che non può più dare per scontate le sue conquiste civili e democratiche. Serve determinazione per difenderle, dentro e fuori dai confini dell’Unione. Questa visione introduce una dimensione etica e culturale all’azione politica europea, coinvolgendo in pieno anche le istituzioni locali nel loro ruolo di presidio democratico. La difesa dei valori fondativi dell’Unione passa anche attraverso la promozione della cittadinanza attiva, l’educazione alla legalità, la trasparenza e la partecipazione.
2. Un’Europa più autonoma nella difesa Uno dei passaggi centrali del discorso ha riguardato il tema della difesa europea. Le nuove strategie statunitensi hanno messo in discussione le fondamenta della cooperazione transatlantica. Di fronte a questo nuovo scenario, von der Leyen ha lanciato il piano “Rearm Europe”, un ambizioso programma da 800 miliardi di euro per rafforzare le capacità difensive dell’UE. Si tratta di una svolta che potrebbe segnare un’evoluzione decisiva della politica industriale e tecnologica dell’Unione nel campo della difesa, promuovendo una maggiore integrazione tra gli Stati membri. Questo scenario apre alla consapevolezza che la difesa non è solo militare, ma significa anche capacità di risposta alle crisi sanitarie, ambientali e digitali. L’autonomia strategica europea si costruisce su basi intersettoriali e resilienti, dove anche i territori hanno un ruolo da protagonisti.
3. “Buy European” e industria locale Un altro elemento chiave dell’intervento di von der Leyen è stato l’invito a privilegiare una logica di “Buy European” nell’uso dei fondi destinati al piano di riarmo. Oggi, l’80% delle attrezzature militari acquistate dagli Stati membri proviene da fornitori esterni all’UE, principalmente dagli Stati Uniti. Una situazione che, secondo la Presidente, ostacola la costruzione di una vera autonomia strategica e frena lo sviluppo di un’industria europea della difesa coesa ed efficiente. Sostenere la produzione interna significherebbe rafforzare la competitività delle imprese europee, creare occupazione e ridurre le dipendenze esterne. Tuttavia, il dibattito è acceso anche all’interno dell’Unione: mentre Francia e Italia spingono in questa direzione, Paesi come Polonia e Stati baltici sottolineano l’urgenza di agire rapidamente, anche ricorrendo a fornitori esterni. Von der Leyen propone quindi un approccio graduale, che coniughi urgenza e visione strategica.
4. Nuove alleanze e diversificazione strategica La nuova strategia europea punta anche ad ampliare il perimetro delle alleanze globali. La Presidente ha elencato una serie di Paesi con cui l’UE intende rafforzare la cooperazione: Regno Unito, Norvegia, Turchia, India, Messico, Svizzera, Malesia e il blocco del Mercosur. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori inaffidabili, aumentare la resilienza dei sistemi economici e garantire continuità ai flussi produttivi e commerciali. Tali accordi non riguardano solo la difesa, ma anche settori chiave come energia, agricoltura, digitale e sicurezza alimentare. Per i territori italiani, questa apertura può rappresentare una leva importante per rafforzare la dimensione internazionale delle province. Attraverso programmi di cooperazione decentrata, scambi culturali, mobilità studentesca e gemellaggi interregionali, si possono costruire relazioni durevoli che valorizzino le eccellenze locali e attraggano investimenti nel tessuto produttivo.
5. Un Collegio per la sicurezza: approccio integrato e condiviso Tra le proposte più innovative annunciate da von der Leyen, figura l’istituzione di un “Collegio per la sicurezza”, un formato inedito che coinvolgerà tutti i commissari europei con aggiornamenti regolari sulle minacce emergenti. Questo organismo affronterà questioni che spaziano dalla sicurezza energetica al cyberspazio, dalle interferenze esterne alla protezione dei dati, adottando un approccio integrato e trasversale. Si tratta di un cambiamento significativo, che risponde alla complessità delle minacce contemporanee e riconosce la necessità di una strategia coordinata tra le diverse politiche dell’Unione.
Costruire l’Europa partendo dalle comunità Dopo cento giorni del suo secondo mandato, Ursula von der Leyen restituisce l’immagine di un’Europa che ha compreso la portata delle sfide attuali e intende affrontarle con visione, responsabilità e pragmatismo.
Un’Europa più consapevole, che punta a rafforzare la propria autonomia e a difendere i suoi valori senza rinunciare alla cooperazione globale.
È proprio in questo scenario che il livello locale può giocare un ruolo determinante attuando le politiche europee, generando partecipazione, intercettando fondi e trasformando le strategie in impatti concreti sulle comunità. Per fare ciò, però, è necessario potenziare le alleanze tra istituzioni centrali e territori, tra pubblico e privato, tra comunità e governance multilivello. Un’Europa forte si fonda su territori forti. Riscoprire la centralità del locale come motore della trasformazione europea non è sempre più necessario.