Una nuova stagione per la politica industriale europea
Negli ultimi anni l’Unione europea ha progressivamente ridefinito il proprio approccio alla politica industriale. Le crisi globali – dalla pandemia alle tensioni geopolitiche, fino alla competizione tecnologica con Stati Uniti e Cina – hanno messo in evidenza la vulnerabilità delle catene del valore europee, soprattutto nei settori strategici: energia, tecnologie pulite, digitale, difesa, materie prime critiche.
In questo contesto prende forma il dibattito sul principio del “Buy European”, collegato al nuovo Industrial Act in via di approvazione. Non si tratta di un ritorno al protezionismo, ma di una riflessione su come rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione, valorizzando la produzione industriale interna e riducendo dipendenze eccessive da fornitori extra-UE.
L’Europa, in altri termini, intende rimanere un mercato aperto, ma vuole dotarsi di strumenti più efficaci per sostenere la propria base industriale nei settori chiave della transizione verde e digitale.
Industrial Act e autonomia strategica: obiettivi e strumenti
Il nuovo Industrial Act si inserisce nel solco delle recenti iniziative europee – dal Green Deal al Net-Zero Industry Act – e punta a rafforzare competitività, innovazione e resilienza del sistema produttivo europeo.
L’architettura della proposta combina:
In questo quadro, il principio “Buy European” assume un significato operativo: valorizzare, negli appalti pubblici e nei programmi finanziati con risorse europee, prodotti e tecnologie realizzati all’interno dell’Unione, quando ciò sia compatibile con le regole del mercato unico e con gli impegni internazionali.
Non si tratta di chiudere le frontiere commerciali, ma di introdurre criteri che tengano conto della sicurezza delle filiere, dell’impatto ambientale, della resilienza industriale e della localizzazione strategica della produzione.
Parafrasando il concetto potremmo dire: si scrive “compra europeo”, ma si legge “compra sostenibile, resiliente, tracciabile”.
Buy European e appalti pubblici: cosa può cambiare concretamente
Il tema diventa particolarmente rilevante per le amministrazioni pubbliche, che rappresentano una leva economica decisiva attraverso gli appalti.
Con l’evoluzione normativa in corso, i bandi pubblici – soprattutto nei settori energia, infrastrutture digitali, mobilità sostenibile, edilizia pubblica – potrebbero integrare criteri più orientati a:
Per Province e stazioni appaltanti questo significa maggiore attenzione nella definizione dei criteri di aggiudicazione, nella costruzione dei capitolati tecnici e nell’utilizzo delle clausole ambientali e sociali.
Il collegamento con i fondi europei è diretto: FESR, programmi a gestione diretta e risorse collegate al PNRR potrebbero integrare condizioni che favoriscono tecnologie e componenti europee, soprattutto nei settori ritenuti critici.
Si apre dunque una fase in cui competenze giuridiche, capacità di analisi delle filiere e conoscenza del quadro europeo diventano elementi centrali per una corretta gestione delle procedure.
Le implicazioni per i territori
Per i territori, il principio “Buy European” può trasformarsi in un’opportunità di sviluppo locale, se interpretato in chiave strategica.
Le Province, in quanto enti intermedi con funzioni di pianificazione, gestione di infrastrutture scolastiche e stradali, coordinamento territoriale, possono:
Il rischio, tuttavia, è quello di una frammentazione o di un’applicazione meramente formale del principio. Per evitare questo scenario è necessario un coordinamento multilivello tra Unione europea, Stato, Regioni ed enti locali.
Diventa quindi essenziale rafforzare:
Tra apertura e strategia: la sfida dei prossimi anni
Il vero equilibrio da costruire nei prossimi anni sarà tra apertura del mercato unico e tutela degli interessi strategici europei.
Il “Buy European” non può essere letto come uno slogan, ma come un tassello di una politica industriale più consapevole, capace di coniugare competitività, sostenibilità e sicurezza economica.
Per le Amministrazioni provinciali questo significa entrare in una nuova fase: non solo gestori di fondi o stazioni appaltanti, ma attori attivi di una strategia industriale territoriale coerente con gli indirizzi europei.
La capacità di comprendere le evoluzioni normative, anticipare gli scenari e tradurre le priorità europee in scelte operative sarà determinante.
Il nuovo Industrial Act rappresenta dunque non solo un passaggio legislativo, ma un cambio di paradigma: dall’Europa regolatrice all’Europa strategica. E i territori saranno chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale in questa trasformazione.