Cerca
Blog

Province, collaborazione e valorizzazione delle competenze: il nuovo istituto del CCNL 2024 per i dirigenti locali

Questa settimana ci soffermiamo su un istituto particolarmente innovativo e di sicuro interesse per le Province, introdotto dall’art. 36 del CCNL del 16 luglio 2024. Una novità che non si limita a ritoccare i meccanismi contrattuali dei dirigenti, ma che apre prospettive concrete di collaborazione interistituzionale, di valorizzazione delle competenze e di migliore utilizzo delle risorse disponibili.

L’idea di fondo è semplice ma potente: consentire che un dirigente degli enti locali, anche a tempo determinato, possa essere utilizzato da più amministrazioni attraverso apposite convenzioni. Un modo per mettere a sistema le professionalità già presenti, evitando duplicazioni e al contempo garantendo ai territori un accesso più ampio e qualificato alle competenze.

La norma trae origine dall’art. 1, comma 124, della legge 145/2018, già applicata per altre figure, ma ora estesa all’Area Dirigenziali delle Funzioni Locali. La logica è quella di favorire una gestione più economica ed efficiente delle risorse, rafforzando la capacità degli enti locali – e delle Province in particolare – di rispondere alle esigenze dei cittadini in un contesto di crescente complessità amministrativa.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il trattamento economico. L’ente utilizzatore, infatti, potrà riconoscere al dirigente un incremento della retribuzione di posizione fino al 30% del valore economico della funzione affidata, oltre a una quota di retribuzione di risultato che può arrivare fino al 10%. Un riconoscimento che deroga al tetto massimo fissato in precedenza e che rappresenta un incentivo concreto a mettere a disposizione le proprie competenze anche al di fuori dell’ente di appartenenza.

È importante sottolineare che quest’ultimo continuerà a garantire lo stipendio tabellare e la retribuzione accessoria originaria, senza riduzioni collegate alla minore presenza oraria. Questo perché la funzione dirigenziale, come confermato dall’art. 13 del CCNL del 17 dicembre 2020, non è legata a un monte ore minimo, ma piuttosto all’assicurare la presenza necessaria e al conseguimento degli obiettivi dell’incarico.

Le implicazioni per le Province sono molteplici. Innanzitutto, si tratta di uno strumento di innovazione organizzativa: grazie alle convenzioni, enti con risorse limitate potranno accedere a professionalità che altrimenti non riuscirebbero a sostenere autonomamente. In secondo luogo, il meccanismo di remunerazione aggiuntiva contribuisce a rendere più attrattivi gli incarichi dirigenziali, in un momento in cui molte amministrazioni faticano a reperire figure di alto profilo. Infine, la possibilità di valorizzare esperienze trasversali può stimolare nuove forme di collaborazione istituzionale, capaci di arricchire il capitale umano a disposizione dei territori.

Naturalmente, l’efficacia di questo istituto dipenderà dalla capacità degli enti di stipulare convenzioni chiare, ben bilanciate e realmente funzionali. Sarà decisivo definire con precisione i compiti, i tempi, le responsabilità e la ripartizione degli oneri finanziari. Ma, se ben governato, questo strumento potrà contribuire ad accrescere il peso e il ruolo delle Province nel sistema delle autonomie locali, rafforzando la loro funzione di coordinamento e supporto ai Comuni del territorio.

In definitiva, siamo davanti a un’opportunità che merita attenzione e sperimentazione. Un’occasione per dimostrare che la collaborazione istituzionale non è solo un principio astratto, ma può tradursi in soluzioni concrete, vantaggiose per le amministrazioni e, soprattutto, per i cittadini