Introduzione
La transizione energetica rappresenta una delle sfide più decisive del nostro tempo. L’Unione europea l’ha posta al centro della propria agenda politica attraverso il Green Deal europeo, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e di ridurre drasticamente le emissioni entro il 2030.
Non si tratta solo di un obiettivo ambientale, ma di una trasformazione strutturale dei sistemi economici, produttivi e sociali: nuove filiere industriali, innovazione tecnologica, modelli di consumo più sostenibili, maggiore indipendenza energetica e resilienza delle comunità locali.
In questo percorso, i programmi europei assumono un ruolo determinante perché consentono di tradurre strategie in investimenti concreti, creando reti transnazionali, incentivando la ricerca e sostenendo territori e cittadini.
Il recente bando CEF Energy 2024, che ha finanziato tre progetti transfrontalieri nel settore delle rinnovabili, dimostra come l’Europa punti su modelli cooperativi e innovativi capaci di generare benefici diffusi e duraturi.
Le strategie europee
L’Unione europea ha adottato un insieme coerente di strategie per accelerare la transizione energetica. Con REPowerEU, varato nel 2022, si è posto l’obiettivo di ridurre rapidamente la dipendenza dal gas e dal petrolio importato, incrementando contestualmente la quota di energia rinnovabile.
La revisione della direttiva sulle energie rinnovabili (RED III) ha innalzato il target vincolante al 42,5% del consumo energetico da fonti pulite entro il 2030, con la possibilità di raggiungere il 45%.
Un tassello importante è rappresentato dalla Strategia per l’integrazione del sistema energetico, che promuove un approccio sistemico, capace di collegare elettricità, riscaldamento, raffrescamento e trasporti, favorendo l’uso di reti intelligenti e sistemi di accumulo.
A questo si affianca il Clean Energy Package, che garantisce una cornice regolatoria stabile e rafforza la partecipazione attiva di cittadini e comunità nella produzione di energia rinnovabile. Queste strategie si traducono in opportunità non solo per i grandi player, ma anche per i territori, chiamati a diventare protagonisti della transizione.
I fondi a disposizione
Il successo della transizione energetica dipende dalla capacità di mobilitare ingenti risorse finanziarie e dall’utilizzo combinato dei diversi strumenti europei.
Il programma CEF Energy finanzia progetti infrastrutturali transfrontalieri, come parchi eolici offshore, reti di teleriscaldamento integrate e sistemi di interconnessione. È pensato per iniziative strategiche, di scala e con impatto duraturo.
Horizon Europe, con le sue missioni e i partenariati, sostiene la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative: accumulo, digital energy, idrogeno verde, reti intelligenti. È il programma che aiuta a trasformare idee e sperimentazioni in soluzioni concrete.
Il programma LIFE ha una funzione complementare: finanzia progetti pilota e dimostrativi, spesso a scala locale, che consentono di testare nuove pratiche di decarbonizzazione, di efficienza energetica o di adattamento climatico.
Accanto a questi strumenti tematici, i Fondi strutturali (FESR e FSE+) offrono la possibilità di integrare politiche energetiche nelle programmazioni regionali, sostenendo la riqualificazione degli edifici, la nascita di comunità energetiche e la formazione di nuove competenze professionali.
Infine, strumenti finanziari come InvestEU e i prestiti agevolati della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) rafforzano la capacità di investimento pubblico e privato, riducendo il rischio e favorendo la bancabilità dei progetti. Per Province e Comuni la vera sfida è saper combinare queste fonti, costruendo proposte integrate che uniscano infrastrutture, ricerca, sperimentazione locale e inclusione sociale.
Le lezioni apprese dalle buone prassi europee
Le esperienze maturate in diversi programmi europei dimostrano che la transizione energetica non è solo una questione tecnologica, ma soprattutto di metodologie e modelli di governance.
Alcune buone prassi, emerse grazie al finanziamento dei fondi europei, mettono in evidenza traiettorie progettuali particolarmente significative quali:
A. Partenariati transfrontalieri e interregionali. L’elemento distintivo dei progetti finanziati dall’UE è la capacità di costruire partenariati oltre i confini amministrativi. Questo consente di sviluppare reti energetiche integrate (ad esempio interconnessioni elettriche, reti di teleriscaldamento, sistemi di stoccaggio comune), di condividere competenze tecniche e di realizzare progetti con una scala sufficiente a garantire sostenibilità economica. In prospettiva, anche le Province possono giocare un ruolo di ponte tra territori confinanti, promuovendo cooperazioni che superano il perimetro locale.
B. Approccio modulare e scalabile. Molti progetti europei iniziano con studi di fattibilità dettagliati, valutazioni ambientali e sperimentazioni pilota. Solo successivamente si passa a infrastrutture di maggiore portata.
Questa gradualità permette di:
Le Province potrebbero applicare questa logica per sviluppare piani energetici territoriali che si evolvono per step, partendo da progetti dimostrativi (ad esempio micro-reti o comunità energetiche pilota) fino a sistemi integrati su scala provinciale.
C. Integrazione tecnologica. I progetti più efficaci combinano diverse fonti e tecnologie: fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermia, idrogeno verde, accumuli elettrochimici e termici, reti intelligenti. Questa ibridazione riduce la dipendenza da una sola fonte, aumenta la stabilità del sistema e migliora la capacità di risposta alla domanda. Una buona prassi è la pianificazione integrata, che considera simultaneamente produzione, distribuzione e consumo, connessa a piattaforme digitali per la gestione dei flussi energetici.
D. Meccanismi innovativi di cooperazione e mercato. L’UE promuove strumenti come il trasferimento statistico dell’energia rinnovabile tra Stati membri, che consente a un Paese con surplus di produzione di valorizzarlo contabilmente in favore di un altro. Questo modello può essere declinato anche a livello sub-nazionale, con forme di scambio tra territori, comunità energetiche e aggregatori locali. Inoltre, la diffusione di contratti per differenza e di sistemi di aste competitive garantisce stabilità dei prezzi e attrattività per gli investitori.
E. Coinvolgimento multilivello e governance partecipata. Un altro tratto comune è la capacità di coordinare livelli istituzionali differenti: Commissione europea, Governi nazionali, Regioni, Province, Comuni, imprese e cittadini. Questo garantisce legittimità, riduce conflitti autorizzativi e aumenta l’impatto delle iniziative. Le Province possono avere un ruolo tecnico-strategico, fungendo da cabina di regia territoriale: raccolta dati, analisi dei fabbisogni, mappatura delle risorse, coordinamento con gli enti locali e supporto alla progettazione.
Conclusioni
La transizione energetica europea è una sfida di scala globale che passa anche dai territori. Province e amministrazioni locali hanno un ruolo cruciale: facilitare partenariati, aggregare progettualità, promuovere comunità energetiche e accompagnare cittadini e imprese verso modelli sostenibili.
I fondi europei rappresentano un’opportunità concreta, ma il vero valore aggiunto consiste nell’adottare le buone prassi già sperimentate: partire in piccolo per crescere, integrare più settori, attivare comunità e costruire reti di collaborazione transnazionali.
La lezione che arriva dalle esperienze europee è chiara: la transizione energetica richiede visione strategica, capacità di innovazione e volontà di cooperazione. Le Province italiane possono e devono essere protagoniste di questo percorso, trasformando le strategie europee in risultati concreti per cittadini, imprese e territori.