Territori sostenibili e inclusivi
Il 16 e 17 giugno 2026 Roma ospiterà l’EUI Policy Lab sul New European Bauhaus, un appuntamento promosso dalla European Urban Initiative per approfondire il modo in cui le città europee possono tradurre i principi di sostenibilità, inclusione e qualità estetica in trasformazioni urbane concrete.
L’evento riunirà amministratori, tecnici, ricercatori, esperti di sviluppo urbano e stakeholder europei impegnati nella costruzione di comunità più vivibili, innovative e orientate alle persone.
La notizia è rilevante perché il Policy Lab non si presenta come un semplice convegno, ma come uno spazio di lavoro e apprendimento tra pari. L’obiettivo è mettere in circolo esperienze, soluzioni e strumenti utili per accompagnare le amministrazioni nella progettazione di politiche urbane più integrate. Al centro vi saranno casi concreti, buone pratiche e interventi già sperimentati attraverso iniziative europee, tra cui i progetti finanziati dalla European Urban Initiative, i dimostratori del New European Bauhaus e altre esperienze sostenute dai fondi dell’Unione.
I temi individuati dall’evento restituiscono bene la direzione verso cui si muove l’Europa sulle tematiche urbane: riconnettere le città con la natura attraverso adattamento climatico, biodiversità e soluzioni nature-based; rafforzare il senso di appartenenza delle comunità; garantire che le trasformazioni urbane producano benefici accessibili a tutti; rinnovare gli ecosistemi produttivi attraverso modelli circolari, sostenibili e innovativi, anche grazie agli strumenti digitali.
In questa cornice, Roma diventa per due giorni un luogo di confronto europeo su come rendere le città non solo più efficienti, ma anche più giuste, belle e capaci di generare benessere.
Che cos’è il New European Bauhaus
Il New European Bauhaus, spesso indicato con l’acronimo NEB, è un’iniziativa della Commissione europea nata per collegare il Green Deal europeo alla vita quotidiana delle persone.
L’idea di fondo è semplice ma molto ambiziosa: la transizione ecologica non può essere percepita solo come un insieme di norme, vincoli tecnici o obiettivi climatici, ma deve diventare un’esperienza concreta, riconoscibile e desiderabile nei luoghi in cui le persone vivono, studiano, lavorano e si incontrano.
Per questo il NEB tiene insieme tre valori inseparabili: sostenibilità, bellezza e inclusione.
La sostenibilità riguarda il rapporto con l’ambiente, la riduzione delle emissioni, l’economia circolare, la tutela della biodiversità e l’uso responsabile delle risorse.
La bellezza non va intesa come elemento decorativo, ma come qualità dell’esperienza: spazi pubblici più curati, edifici più accoglienti, quartieri più vivibili, servizi più vicini ai bisogni delle comunità.
L’inclusione, infine, richiama la necessità che queste trasformazioni siano accessibili, eque e capaci di coinvolgere cittadini, territori fragili, gruppi vulnerabili e comunità spesso escluse dai processi decisionali.
Il riferimento storico al Bauhaus richiama una delle esperienze più importanti del Novecento europeo, capace di unire arte, architettura, design, tecnologia e vita quotidiana.
Il New European Bauhaus riprende quello spirito e lo aggiorna alle sfide contemporanee: crisi climatica, disuguaglianze sociali, trasformazioni digitali, rigenerazione degli spazi urbani, accessibilità dell’abitare, qualità dei servizi pubblici. Non si tratta quindi solo di costruire nuovi edifici o riqualificare piazze, ma di ripensare il modo in cui i territori progettano il proprio futuro.
Come funziona: un metodo più che un programma
Uno degli aspetti più interessanti del New European Bauhaus è che non coincide con un singolo bando o con una linea di finanziamento tradizionale.
È piuttosto una cornice di metodo che orienta politiche, progetti e investimenti verso un approccio più integrato. Il NEB invita infatti a superare la frammentazione tra settori: ambiente, urbanistica, cultura, edilizia, mobilità, welfare, innovazione digitale e sviluppo economico non possono più essere trattati come ambiti separati, perché incidono insieme sulla qualità della vita delle persone.
Il funzionamento del NEB si basa su alcuni principi operativi molto chiari.
Il primo è la co-progettazione, cioè il coinvolgimento attivo di cittadini, amministrazioni, imprese, università, scuole, professionisti, associazioni e Terzo settore. Le soluzioni non vengono calate dall’alto, ma costruite attraverso processi partecipativi capaci di far emergere bisogni, competenze e visioni locali.
Il secondo principio è la transdisciplinarità, perché le sfide urbane contemporanee richiedono il dialogo tra saperi diversi: tecnici, sociali, culturali, ambientali ed economici.
Il terzo è la sperimentazione, intesa come capacità di testare nuove soluzioni in contesti reali, valutarne gli effetti e poi adattarle o scalarle.
A supporto di questo approccio l’Unione europea ha messo a disposizione strumenti di conoscenza, orientamento e finanziamento.
Tra questi vi sono linee guida, strumenti di autovalutazione, piattaforme di comunità, premi europei, percorsi di capacity building e collegamenti con programmi come Horizon Europe, la European Urban Initiative, LIFE, Interreg, i fondi di coesione e altri strumenti dedicati alla trasformazione urbana e territoriale. Il NEB funziona quindi come un linguaggio comune che permette agli enti locali di costruire progetti più coerenti con le priorità europee e più capaci di generare impatto.
Le ricadute per città, territori ed enti locali
Per gli enti locali, il New European Bauhaus rappresenta una prospettiva particolarmente utile perché permette di leggere molte politiche già presenti nell’agenda amministrativa attraverso una chiave più integrata.
Rigenerazione urbana, recupero del patrimonio pubblico, edilizia scolastica, spazi verdi, mobilità sostenibile, politiche abitative, inclusione sociale, cultura, turismo sostenibile e innovazione digitale possono essere ricondotti a una visione comune: costruire territori più sostenibili, accessibili e capaci di migliorare concretamente la qualità della vita.
L’impatto può essere significativo soprattutto quando il NEB viene applicato non come etichetta progettuale, ma come criterio di lavoro.
Un intervento su una scuola, ad esempio, non riguarda solo l’efficientamento energetico dell’edificio, ma anche la qualità degli ambienti di apprendimento, l’apertura degli spazi alla comunità, l’accessibilità per tutti gli studenti, la presenza di verde, la connessione con la mobilità dolce e il ruolo della scuola come presidio civico.
Allo stesso modo, la riqualificazione di una piazza non può essere valutata solo in termini di arredo urbano, ma anche rispetto alla capacità di creare relazioni, ridurre le isole di calore, migliorare la sicurezza percepita, favorire attività culturali e rendere lo spazio fruibile da persone di età, abilità e condizioni sociali diverse.
Questa impostazione è particolarmente importante per Province e Città metropolitane, che possono svolgere una funzione di coordinamento tra Comuni, aree urbane, territori interni e sistemi locali.
Le Province, in particolare, possono aiutare i Comuni più piccoli a trasformare esigenze frammentate in strategie territoriali più solide, capaci di intercettare programmi europei e costruire partenariati qualificati. Possono inoltre promuovere percorsi condivisi su edilizia scolastica, mobilità intercomunale, pianificazione territoriale, adattamento climatico, patrimonio pubblico e servizi di area vasta.
Una nuova cultura della progettazione pubblica
Il valore del New European Bauhaus sta anche nel cambio culturale che propone alle amministrazioni.
Progettare non significa soltanto predisporre interventi finanziabili, ma costruire processi capaci di tenere insieme visione, ascolto, qualità tecnica e misurazione dell’impatto.
In questo senso il Policy Lab di Roma può rappresentare un’occasione importante per gli enti locali italiani: permette di entrare in contatto con esperienze europee già avviate, comprendere quali ostacoli incontrano le città nell’applicazione dei principi NEB e individuare strumenti utili per trasformare idee locali in progettualità più mature.
Per le amministrazioni territoriali, il primo passo può essere quello di rileggere le proprie priorità alla luce dei tre valori del NEB chiedendosi se ogni progetto attivato: È realmente sostenibile? Produce benefici ambientali misurabili? È accessibile anche alle persone più fragili? Migliora la qualità estetica, sociale e funzionale degli spazi? Coinvolge la comunità nella definizione delle soluzioni? Costruisce alleanze tra pubblico, privato, Terzo settore e mondo della conoscenza? Queste domande possono aiutare gli enti locali a rafforzare la qualità delle proprie proposte e ad allinearle meglio alle traiettorie europee.
Il New European Bauhaus invita quindi a guardare ai territori non solo come luoghi da amministrare, ma come spazi da immaginare e trasformare insieme.
La sfida per Province, Comuni e Città metropolitane è rendere questa visione concreta: creare quartieri più vivibili, scuole più aperte, spazi pubblici più inclusivi, infrastrutture più verdi, servizi più vicini alle persone.
In questo percorso, l’Europa offre non solo risorse, ma anche un metodo. Sta agli enti locali utilizzarlo per costruire comunità più sostenibili, inclusive e belle, dove la transizione ecologica diventi anche una transizione sociale e culturale.